Uscire dalla crisi economica: Tony Wilson e i Joy Division


“Oh Signore, donaci la vista di questa città, giusta come non mai: una città di giustizia, dove nessuno debba fare violenza sul prossimo; una città di abbondanza, dove possa cessare ogni vizio e povertà; una città di fratellanza, dove vincano i servitori e siano onorati i cuori nobili; una città di pace, dove l’ordine non dipenda dalla forza, ma dall’amore fraterno per la città, la fonte di ogni nostro bene”.

“Non la vedo come la storia di un gruppo pop, la vedo come la storia di una città che in passato è stata brillante, coraggiosa e rivoluzionaria. E poi all’improvviso, 30 anni dopo, è tornata brillante e rivoluzionaria. E il cuore della sua trasformazione era formato da qualche gruppo, un gruppo in particolare.  I Joy Division.”

Tony Wilson

Questa è la storia di una città decadente, di una città che aveva ospitato gli albori della Rivoluzione Industriale e come tale ne aveva pagato il prezzo. Una città nemica, pensata per ospitare quella che diventerà la working-class inglese,  appositamente ideata per persone che dallo stato di uomini passavano direttamente a quello di “classe operaia”. Era questo Manchester all’inizio degli anni ’70, quando la grande crisi economica che aveva colpito il paese si era riflessa nel suo agglomerato di macerie, cantieri e fabbriche, alcune attive, molte dismesse.  A perdita d’occhio lo sguardo si appiattiva su un paesaggio che sapeva di Guerra Mondiale, dove i bambini giocavano tra le rovine.

E questa Inghilterra piegata dalla povertà si trovò ad ospitare il governo Tatcher quando nel 1979 le elezioni politiche sancirono la vittoria del partito conservatore. L’anno seguente negli USA partiva il governo del repubblicano Reagan: “da questo uno-due della storia deriverà una svolta nel modo di vedere l’economia e la stessa vita collettiva, che allunga la sua ombra fino ad oggi”.

Manchester at ’70s

Principio di questa grande devastazione era stata la crisi del mercato petrolifero del ’73, che aveva portato il prezzo del petrolio a quadruplicarsi e se la grande crisi avrebbe dovuto prevedere un piano di appoggio alle imprese, la destra della Tatcher e del presidente Reagan  ne approfittarono invece per “sferrare l’attacco alle conquiste nel campo del welfare e delle relazione industriali, che certa destra non aveva mai digerito. La colpa della crisi fu data proprio all’eccessivo intervento dello stato e alla dilatazione della spesa pubblica”. Si avviò una politica di drastico smantellamento dell’intervento dello stato nell’economia e nella società: la società non esiste, esistono gli individui, amava dire la “lady di ferro”. Ed era come riportare in auge le stesse teorie sconfitte dal crollo del ’29.

Manchester at ’70s

“Cominciò una corsa alla riduzione delle tasse in tutto il mondo, imposte anche dagli organismi internazionali ormai saldamente in mano ai seguaci delle nuove teorie, soprattutto a favore delle imprese e delle classi più abbienti. La stessa disuguaglianza veniva indicata come positiva e foriera di effetti positivi sul sistema economico, perché lasciava reddito nelle mani di coloro che intraprendevano e creavano ricchezza e occupazione. Insomma era un vero e proprio ribaltamento delle teorie e prassi che avevano governato il mondo almeno dal dopoguerra”. La Tatcher aveva stabilito che l’Inghilterra avrebbe dovuto abbandonare il settore industriale per diventare competitivo in quello finanziario. Cominciò anche una battaglia durissima contro i sistemi sindacali.

“Il lascito di tutto questo è la crisi attuale, che è molto simile a quella del ’29, perché provocata dalle stesse teorie applicate alla prassi”.

Manchester at ’70s

Questo sentimento di devastazione post-nucleare ci è reso bene dai racconti dei protagonisti di questa storia.

Tony Wilson (fondatore della Factory Records e del Factory Club): ” Manchester all’inizio degli anni ’70 sembrava un pezzo di storia apparso dal nulla. E’ stata il centro storico del mondo moderno, abbiamo dato inizio alla rivoluzione industriale in questa città. Eppur avendola iniziata abbiamo creato anche queste condizioni. Era davvero sudicia e sporca. Una vecchia e sporca città”.

Bernard Sumner (chitarrista Joy Division) “Eri sempre alla ricerca della bellezza, perchè era un posto orribile, anche a livello del subconscio. Cioè, non credo di aver visto un albero prima dei 9 anni”.

Stephen Morris (batterista Joy Division): “Ricordo la prima volta che andai a Manchester, con queste casette a schiera, una attaccata all’altra. E la prossima volta che ci saresti stato, sarebbe stato un cumulo di macerie. E la prossima volta che ci saresti stato, sarebbe stato tipo un cantiere. E poi, giusto il tempo dell’adolescenza, ci sarebbe stata questa grande fortezza di cemento, abbastanza futuristica per l’epoca. E poi ovviamente, ecco che il cancro del cemento fa la sua comparsa, e tutto diventa orribile”.

Joy Division

Ma Tony Wilson aveva un sogno: restituire ai cittadini una Città. E ci riuscì, trasformando quello che era un cumulo di rovine e di ecomostri,  nel centro di riferimento della musica a livello mondiale e che tuttora esercita un’azione determinate sulla cultura pop europea. Mr. Manchester avrebbe dato vita al Manchester Sound, di cui fautori principali furono proprio i Joy Division. Ora non ci resta che capire come. Nel prossimo articolo .

Leggi anche:  Torino come Manchester, dai Joy Division ai Subsonica

 

 


Bibliografia:

Joy Division Documentary by Grant Gee, 2007

http://www.linkiesta.it/it/blog-post/2013/04/15/la-thatcher-e-la-crisi/15906/


Guarda

Joy Division Documentary by Grant Gee, 2007  (Trailer)

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