Torino come Manchester: dai Joy Division ai Subsonica


Torino chiama


I Murazzi, ‘800

Se  in “uscire dalla crisi economica: Tony Wilson e i Joy Division” parlavamo di Machester come di una città operaia rasa al suolo dalla crisi economica e che ne seppe uscire a testa alta grazie a Tony Wilson e ai Joy Division, i quali trasformarono una realtà devastata come quella in ciò che sarebbe diventato il centro nevralgico della cultura musicale a livello mondiale, ora possiamo fare un parallelo con una storia contemporanea che riguarda questo paese. Questa storia si svolge a Torino. Per chi non lo sapesse, Torino è da sempre un luogo  dove nascono idee, esperienze, prototipi, innovazioni, un vero e proprio laboratorio creativo sperimentale a cielo aperto. Qui nasce il primo esemplare di automobile ad opera del capitano dell’esercito Virgilio Bordino (e siamo a metà dell’800). A Torino nasce l’idea di “Unità d’Italia” e viene musicato per la prima volta l’inno di Mameli. Diventa capitale mondile dell’industria dolciaria, nasce il Gianduitto e il “Punt e Mes” che prima si chiamava semplicemente “Vermut di Torino”, inizia ad essere distribuito nel cosmo. Quando ancora non esistevano gli aereoporti tradizionali, veniva inaugurata la S.I.S.A., antesignana dell’Alitalia: il primo idrovolante si chiamava “Cant 10 bis” e  nel 1926 viene aperta la linea Torino-Pavia-Venezia-Trieste.

La prima trasmissione radiofonica andò in onda proprio qui nel 1928. Nasce anche l’emittenza privata con “Teletorinocavo” e radiofonica con “Radio Torino Alternativa”. Ed è sempre Torino a muovere i primi passi nelll’industria del cinema, ben più prima di Cinecittà e di Hollywood e ancora prima della Silicon Valley, fra Strambino e Ivrea, la Olivetti apriva le frontiere del calcolo e della scrittura meccanizzate.  Insomma, diciamo lo pure, Torino è sempre stata all’avanguardia, sempre un pò più avanti al resto d’Italia.

Gigi Restagno

Eppoi arriva la Fiat e il panorama diventa simile a quello di Manchester, ovvero grandi fabbriche (che diventeranno dismesse con la crisi economica attuale), quartieri dormitorio atti a contenere anche la nuova ondata immigratoria che dal sud d’Italia aveva traghettato ordate di meridionali che sarebbero diventate la nuova forza lavoro al pari passo della working-class inglese.

Ed è negli anni ’80 che Torino inizia a cambiare pelle. Gigi Restagno, leader dei Blind Alley cantautore di razza, visionario, affascinante e maledetto restituirà alla città l’identità in campo musicale, a metà tra il mod e il dark. Legate a lui il futuro di alcune band nazionali, come gli Statuto, i Fratelli di Soledad, gli Africa Unite e più tardi, i Subsonica. Ed è proprio nello stesso periodo  che lungo le banchine del Po, nella zona conosciuta ai più come “i Murazzi” il mutamento ha inizio.

“Il locale si chiamava «Dottor Sax», come il libro di Kerouac. Tutt’attorno non c’era nulla, però dentro suonavano il jazz. Il miglior jazz della città”.

“Verso l’86, dall’altra parte del ponte, arrivò Giancarlo Cara, un sardo matto e adorabile che aveva appena lasciato il suo «Centralino», covo del cabaret torinese destinato a un modesto futuro da discoteca. Giancarlo s’installò alle arcate di quello che allora si chiamava «Circolo amici del Po», e lì cominciarono la storia e la leggenda – insieme aurea e nera – dei Murazzi.”. Qui nascono i Subsonica.

Sui Murazzi

Giancarlo Cara

“Per anni, il vero e proprio cuore pulsante della notte cittadina. Un cuore atipico. Un cuore caotico. Non semplicemente un ‘luogo pieno di bar con qualche club e qualche discoteca’, di zone del divertimento in Italia ce ne sono parecchie ma, sinceramente, tendono tutte ad essere senz’anima, un po’ uguali fra di loro. L’unicità dei Murazzi stava nell’energia che sprigionava, un’energia tanto forte quanto misteriosa, un’energia data dal fatto che – soprattutto da una certa ora in poi – si davano convegno lì le persone più diverse fra loro, persone che sotto la luce del giorno probabilmente non si sarebbero mai frequentate, anzi, si sarebbero addirittura evitate. Un cortocircuito lisergico da cui si generavano le storie più assurde, belle e poetiche – tutto questo davanti al placido scorrere del Po, e davanti alle colline torinesi da cui, alle prime luci dell’alba e alle ultime gocce della vostra nottata, spuntava il sole ed era ogni volta come rinascere, come essere arrivati alla fine di una lunga strabiliante avventura. Vivi “.

“Giovani. Vecchi. Malavitosi. Figli di papà. Lavoratori. Pensatori. Allegri idioti. Intellettuali d’assalto. Anti-intellettuali. Gioiosi indifferenti. Accigliati indignati. Un generatore di contrasti e d’energia”.

Max Casacci e Giancarlo Cara

“Un posto che ha ispirato musicisti (ovviamente i Subsonica, l’hanno detto mille volte, ma per dire anche un Vinicio Capossela o un Roy Paci amavano quel posto) che ha scritto storie importantissime del clubbing italiano (al Beach – ricordiamo ancora un epico set di Garnier – o allo Jam, spesso tappa di Club To Club, per non parlare di quella specie di ‘Alice nel paese delle meraviglie’ stupendamante losco e deforme che è il Sax coi suoi after, o l’esplosivo divertissement targato Mostricci Of Sound, o il Puddhu); che ha ispirato anche pittori (molti meravigliosi quadri di Daniele Galliano) o scrittori (il bel ‘Rossenotti’ di Enrico Remmert). Ma al di là dei riferimenti specifici più o meno famosi e di successo, la vera magia dei Murazzi era ‘qualcosa’ che stava nell’aria, difficile da definire, incomprensibile da capire, inevitabile da amare. Tant’è che quando è iniziata la rinascita di Torino, per lungo tempo solo grigio e buio dormitorio di operai Fiat nell’immaginario collettivo, probabilmente la prima spinta è arrivata proprio quando la gente da fuori ha iniziato a conoscere i Murazzi, a venirci, a viverli per una notte e un weekend, rendendosi conto che a Torino si potevano veramente trovare delle energie creative e sociali uniche, quasi impossibili da trovare da altre parti in Italia. Alto e basso si mescolavano, riferimenti colti e ubriachezza euforica, alta filosofia e bassa capacità di sfangarsela ogni giorno. Le Olimpiadi, i monumenti rinnovati, la bellezza della città, l’arte contemporanea: ok, tutto buono. Ma siamo abbastanza sicuri che per una robusta fetta di persone dai venticinque ai quarantacinque anni, pur amando molto quanto appena citato, Torino ha sedotto soprattutto quando ci si è ritrovati a fare le ore piccole lì, giù alle arcate di fronte al Po.

Da “Giancarlo”

Basterebbe questo, in teoria, a far rendere conto tutte le realtà cittadine che quei luoghi e soprattutto quelle modalità di socialità urbana sono un patrimonio da preservare. Ma facciamo finta che quanto sopra sia solo inutile poesia, solo parole al vento che ‘…non danno da mangiare a nessuno’ (si sa, la poesia è questo, no?). I Murazzi, invece, nell’ottica di una economia cittadina sotto costante scacco per il progressivo smantellamento Fiat, di posti di lavoro ne offrivano eccome. Oltre ad essere, naturaliter, incubatore di idee e formatore di professionalità”.

 

 

 


I  Murazzi oggi (guarda il video, approfondimenti nei prossimi articoli)

 

#sostorino

LA FINE DEL MODELLO TORINO?Torino, da città industriale a polo culturale. La rinascita e il “modello Torino”.Fino al 2012 Torino ha rappresentato uno dei modelli più interessanti della rigenerazione culturale che passa attraverso i grandi eventi e un tessuto diffuso di iniziative culturali e di intrattenimento. Negli ultimi vent’anni, la città e i suoi abitanti sono stati partecipi di un’incredibile trasformazione. La vita sociale è drasticamente cambiata, è cresciuto il numero dei locali, dei festival e di organizzazioni. Il comparto dell’intrattenimento si è aperto uno spazio importante nell’economia torinese e ha dato un impulso vitale alla sua crescita e alla sua capacità di aggregazione. Aggregazione che non riguarda solo gli under 30, ma anche le giovani famiglie e quelle meno giovani che andavano alla Classica in piazza San Carlo a alle iniziative dei Giardini Reali, così come all’Imbarchino o alle Bocciofile lungo il fiume (anche queste scomparse in attesa di riassegnazioni che non arrivano mai). Un’offerta culturale e d’intrattenimento varia e vivace.È stato un processo lento e incredibilmente complesso che ha visto partecipi le istituzioni, le fondazioni, gli artisti e tutta una leva di piccoli imprenditori: proprietari di locali, impresari e organizzatori.Ora questo processo sembra essersi inceppato; le manifestazioni, i festival e le rassegne sono decimate, i luoghi storici che sono stati il simbolo di questo cambiamento chiudono uno dopo l’altro. In un contesto totalmente disorganizzato e sconnesso saltano parti di programmazione da un giorno all’altro per via della chiusura improvvisa di spazi. La frase che si è sentita ripetere più spesso in quest'ultimo anno, da organizzatori di eventi grandi e piccoli, è che a Torino non si possa più pianificare nulla. In tanti hanno già spostato, o stanno per spostare, le proprie attività in altre città, in Piemonte o anche in altre regioni. L’ordinanza come risposta alla chiusura massiccia di spazi e alla carenza di eventiCome abbiamo detto il vero problema sono gli spazi chiusi e la mancanza di festival e rassegne estive.Il comune si concentra sulle ordinanze che vietano il consumo di alcolici per strada, polarizzando la discussione sull’annoso contrasto tra la movida e i residenti. Un fenomeno che è solo la conseguenza di un problema più articolato.La chiusura dei Murazzi è stato il primo banco di prova per gli operatori di questo settore che si sono ritrovati privati di una zona fondamentale e centrale rispetto alla città. La crisi si è poi allargata fino a esplodere in quest’ultimo periodo.E’ lungo l’elenco dei locali che hanno chiuso o sono limitati nell’utilizzo dei loro spazi: Cap10100, Imbarchino, Samo, Rotonda, Chalet, Club 84. Tutti luoghi storici e realtà importanti di questo comparto. Attività imprenditoriali che davano lavoro a centinaia di persone (si stima 500 persone che hanno perso posti di lavoro, praticamente una fabbrica di media/grande dimensione) e sostenevano un settore in controtendenza. Molti di questi chiusi dopo la stretta sui controlli partita dalla circolare Gabrielli in seguito “sanguinosi fatti di piazza San Carlo” e poi rimasti impantanati nella burocrazia dei vari enti, nei progetti di ristrutturazione e messa a norma che spesso si rivelano impossibili o troppo lunghi. La stessa rinascita dei Murazzi, concessi con un bando comunale del 2015, si ritrova a tre anni di distanza ancora arenata alla fase progettuale.Sempre in rispetto alla circolare Gabrielli e l’irrigidimento delle regolamentazioni sul suolo pubblico hanno fatto il resto: nel giro di mesi abbiamo visto sparire i più importanti festival della città. Organizzare qualcosa all’aperto è oramai uno sforzo insostenibile persino per i soggetti più forti del settore e mentre i pochi rimasti lottano per dare continuità alle proprie manifestazioni la maggioranza degli operatori le sospende o le sposta in altre città. In questo modo abbiamo visto il Fringe Festival migrare verso Firenze, il Salone del Gusto tornare negli spazi chiusi del Lingotto, il capodanno abbandonare la piazza per i palazzetti semivuoti, San Giovanni ridotto a uno spettacolo di droni in piazza Castello.È inevitabile che se diminuiscono drasticamente e simultaneamente gli spazi di aggregazione i giovani e meno giovani, non sapendo dove andare, si riversino nei quartieri della movida complicando ulteriormente il già difficile rapporto con i residenti. Inoltre depotenziare il settore significa un aumento degli abusivismi e riduzione d’indotto e posti di lavoro.A rimetterci sono gli operatori culturali e gli imprenditori dell’intrattenimento, persone serie e qualificate che hanno investito su questa città e che lavorano affinché quello spazio possa anche offrire ai giovani dei modelli culturali alternativi. Situazione insostenibile, adesso, che sarà ancora più difficile quando la stagione dovrà ripartire.PROPOSTEFacciamo appello a questa amministrazione affinché lavori sui tempi di reazione, non sul merito: siate severi, ma giusti, e soprattutto veloci. È una questione di determinazione, e di responsabilità. Dimostrare la volontà di voler risolvere, pianificando, governando le esigenze di tutti e tagliando le attese.Vogliamo parlare di una città aperta ai giovani e capace di accogliere i flussi turistici? Abbattiamo i tempi della burocrazia (come promesso in campagna elettorale) e permettiamo agli imprenditori di mettersi in regola con tempi dignitosi e non agonie che durano anni. Chiediamo risposte concrete ed efficaci:1. La formazione di un tavolo a cui partecipino tutti gli enti interessati, una conferenza di servizi che segua la presentazione dei lavori e della messa a norma in tempi rapidi e che aiuti CHI VUOLE risanare a farlo velocemente.2. Che i bandi per le riassegnazioni di spazi o di manifestazioni come i punti verdi vengano pianificati in autunno per l’estate e non a un mese da quella che dovrebbe essere la naturale apertura degli stessi. 3. Che il problema della mala movida per le piazze e per le strade del centro sia contrastato con misure ad hoc quali la pulizia delle strade alle 3 del mattino, o con sanzioni ai clienti che non rispettano le regole, come fanno nelle altre città europee a cui ci ispiriamo per le ordinanze. Che a fare i controlli e le sanzioni ai maleducati sia la polizia e non gli steward pagati dai locali. L’amministrazione non può obbligare, con sanzioni pesanti, il privato a sostituirsi a lei nella gestione dell’ordine pubblico. https://www.change.org/p/comune-di-torino-aiutiamo-i-locali-storici-di-torino-a-riaprire

Pubblicato da SosTorino su Lunedì 18 giugno 2018


Ascolta

Tanco del Murazzo, Vinicio Capossela, Il Ballo di San Vito, 1996


Bibliografia (i testi riportati fra le virgole sono tratti da questi articoli)

http://www.lastampa.it/2015/07/11/cronaca/murazzi-i-ricordi-restano-qui-dove-torino-ha-cambiato-pelle-4PhBMijW91ybFACwd9HJSP/pagina.html

www.soundwall.it/la-morte-dei-murazzi-una-stupidita-tutta-italiana/

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