Lo studio matto e disperatissimo di Tim Buckley

Folk singer due spanne sopra Dylan, genio incompreso, pioniere, outsider di razza, sempre troppo avanti  sia per i tempi che per il pubblico


Amo la tua voce e la tua folle danza, sento le tue parole e io conosco il tuo dolore
(I love your voice and your dance insane, I hear your words and I know your pain)
“Dream Brother”, Jeff Buckley, 1994


Dalla East alla West Coast

(per dare un senso a quest’articolo, è fondamentale leggere prima “Jeff Buckley e la Stirpe dei Kurt Cobain” )

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“Tim Buckley fu per la voce ciò che Jimi Henderix fu per la chitarra, John Coltrane per il sax e Cecil Taylor per il piano”, Lee Underwood.

Anche Tim, come il figlio Jeff, era dotato di un registro vocale importante. Lee Underwood ricorda: “Tim Buckley possedeva una voce eccezionale che spaziava tra i registri di baritono e tenore. Cosa più importante, sapeva esattamente cosa voleva fare con essa”.

Cantautore e compositore negli anni di fuoco che vide l’America cambiare, cavalcò il decennio delle contestazioni sociali e dei grandi sogni.

Erano i tempi dell’autostop, del fervore giovanile, dei Festivals, della guerra del Vietnam. Delle droghe psichedeliche. E dell’eroina.

Aveva diciannove anni quando mise al mondo Jeff. Era il 1966. Quello stesso anno nasceva anche il suo primo album, l’omonimo “Tim Buckley”, realizzato per l’ Elektra Records e prodotto da Paul Rothchild, quello stesso Rothchild che mesi dopo avrebbe curato l’esordio di un gruppo che sarebbe passato alla storia: i Doors.

Paul Rothchild

Paul Rothchild

“Folksinger, compositore, genio incompreso, Tim Buckley è stato uno dei più grandi cantanti della storia del rock. Il suo gioco intricato di gemiti, grida, vocalizzi angelici e improvvisi sussulti nevrotici ha introdotto un nuovo stile di canto, in bilico tra folk-jazz e psichedelia” (Giancarlo Nanni per Ondarock).

Tim aveva conosciuto la madre di Jeff al liceo e si erano sposati poco dopo. Anche Mary era musicista. Ma come molte volte succede quando ci si unisce troppo giovani, i due si resero conto ben presto di quanto la convivenza fosse difficile e di quanto fondamentale fosse l’uso maestro del compromesso: impresa ardua persino in età adulta, quasi impossibile da considerare nel periodo giovanile. Le loro strade presero presto a viaggiare su binari differenti. Il lavoro e la fama di Tim crescevano, il contesto sociale incoraggiava alla libertà, all’amore libero, alla realizzazione delle proprie ambizioni. E Tim era già su un treno da cui non poteva più scendere.

tim-buckleyLe doti canore di Tim erano fuori dagli schemi e la capacità d’emozionare lo rese uno dei più grandi cantautori americani di tutti i tempi. Queste caratteristiche le avrebbe trasmesse poi al figlio Jeff, come bagaglio di un codice genetico che oltrepasserà quello educativo. Totalmente incapace d’allineare la sua natura artistica col compito “terreno” di crescere un figlio, Tim stava fallendo come padre. Stava fallendo come marito. E tutto questo, nell’età in cui si è ancora un ragazzo.

Buckley era votato alla composizione musicale in una perpetua ricerca di arrangiamenti ed atmosfere che superavano i limiti del conosciuto. E’ giusto forse dire che, la sua reale poesia fosse il suono (inteso ovviamente anche come registro canoro) più della parola scritta ( autore dei testi dei suoi primi brani fu infatti Larry Beckett). L’approccio di  Tim Buckley all’universo musicale in fondo non era poi tanto differente dallo “studio matto e disperatissimo” leopardiano a noi (caro) e conosciuto. Tim dilatò le sue competenze “fino a compiere degli studi sul canto che possono essere inseriti tra le massime conquiste della musica (di tutta la musica) del secolo scorso”.tim-buckley

“La colonna sonora del suo mondo devastato dai sentimenti è una indefinibile marea di suoni, uno splendido caos musicale i cui arrangiamenti, riconducibili a filoni diversi quali il free jazz, il folk latino-americano, la ballata country, la linea genealogica spirituals-gospel-blues-soul, la musica contemporanea, il rock, denotano architetture sempre più ardite e complesse tanto da potersi collocare ai vertici della produzione musicale degli ultimi cinquant’anni.” (Moreno Lenzi dal suo sito “Sezione Musica”).

L’anno che succede al suo debutto Tim realizza ‘Goodbye and Hello’, un album meraviglioso che lo eleva “due spanne sopra Dylan” e che contiene quella che molti considerano “una delle più belle canzone d’amore di tutti i tempi”, ‘Phantasmagoria in Two’. Ma è l’anno seguente che ‘Happy Sad’ lo consacra definitivamente: “riuniti alcuni fra i musicisti più capaci del momento”, tra cui ricordiamo il chitarrista Lee Underwood, il contrabbassista Jim Miller e il vibrafonista jazz Dave Friedman, Tim produce un album “essenzialmente jazz”, il primo della sua carriera:

Young Lee Underwood

Young Lee Underwood

“Innanzi tutto i brani sono più dilatati e varcano i confini dei tre o quattro minuti arrivando fino agli oltre dodici del capolavoro Gipsy Woman, autentico caleidoscopio visionario denso di emozioni dirompenti, di convulse eccitazioni, di incontenibili accelerazioni e improvvisi rallentamenti che sembrano emulare l’impennarsi e l’estinguersi del fuoco”, (Moreno Lenzi, SezioneMusica).

E grazie a questo tipo di sperimentazione, nel 1971 nasce “Starsailor”, capolavoro al massimo dell’avanguardia:

“Inutile aggiungere altro in merito all’espressività della voce dell’artista che a questo punto è divenuta talmente raffinata e ricca di sfumature e virtuosismi tanto da rasentare l’impossibile.
Ciò è il frutto di rigorosi e continui studi ed esercizi vocali diretti principalmente verso la tradizione nera – spiritual, gospel, blues – fino ad interessare anche la severa cultura del canto tibetano. La strumentazione si arricchisce della sezione fiati delle Mothers Of Invention, il gruppo di Frank Zappa, la quale contribuisce non poco alla buona riuscita del lavoro.
E’ a questo punto però che inizia a chiudersi la parabola artistica di Tim Buckley il quale, ormai provato fisicamente e psicologicamente dall’uso delle droghe, è costretto ad assentarsi dalle scene e a concedersi un prolungato periodo di riposo che si protrae per oltre due anni, peraltro insufficienti agli effetti di una guarigione completa.

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Frank Zappa and The Mothers Of Invention

Egli si sente inevitabilmente naufrago nel mare dell’incomprensione generale e ormai preda di una naturale tendenza alla depressione che fin ora è andata accentuandosi ad ogni uscita discografica, a causa di una poliedricità artistica fuori dal comune che lo pone sempre troppo avanti sia per i tempi che per il pubblico”, (Moreno Lenzi, SezioneMusica).


Nel 1975 Tim non aveva neanche trent’ anni , ma nove album all’attivo realizzati in studio.

Tim BuckleyFu trovato morto nella sua casa di Santa Monica, a seguito di un overdose d’eroina. Ma l’overdose non fu, in questo caso, la “dose sopra le altre”, ma l’unica, dopo un periodo di totale astensione e per questa ragione gli si rivelò letale.

Proprio pochi mesi avanti si era presentato al figlio per la prima volta, nelle vesti di padre.

Tim Buckley, outsider di razza, anticipatore generazionale, genio criminalmente sottovalutato, aveva forse aperto la strada che avrebbe cementato quindici anni dopo, il successo del giovane Jeff.

 

 


Ascolta

“Pleasant Street”, Goodbay and Hello, Tim Buckley, 1967

“Song to the Siren”, Starsailor, Tim Buckley, 1969
(from Monkees TV Show, 1968)

“Chase the Blues Away”, Blue Afternoon, Tim Buckley, 1969

“Allucinations”, Goodbay and Hello, Tim Buckley, 1967

“Gypsy Woman”, Happy Sad, Tim Buckley, 1969


Leggi

“Dream Brother”
Vita e Musica di Jeff e Tim Buckley
David Browne, 2001

dreambrother


Guarda

“Greetings from Tim Buckley”
Daniel Algrant, 2012

Greetings-From-Tim-Buckley

“My Fleeting House”
DVD-Video Collection, 2007

dvd buckley


Bibliografia:

Tim Buckley, Il navigatore delle stelle, by Giancarlo Nanni
http://www.ondarock.it/songwriter/timbuckley.htm

Tim Buckely “Happy Sad”, articolo non firmato, Michele Ciliberti, direttore editoriale, Orazio Martino, caporedattore musica
http://www.osservatoriesterni.it/dischi-top/tim-buckley-happy-sad

Tim Buckley, Biografia, by Moreno Lenzi
http://www.sezionemusica.it/discografie/tim/tim%20buckley.htm

Tim Buckley, Starsailor, by Richie Unterberger
http://www.allmusic.com/album/mw0000653397

Tim Buckley, Biography by Richie Unterberger
http://www.allmusic.com/artist/mn0000595101

Tim Buckley by Piero Scaruffi
http://www.scaruffi.com/vol1/buckley.html

Tim Buckley – Monografia, by Carlo Nalli
http://www.storiadellamusica.it/articoli/tim_buckley_monografia.html

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