NEW YORK

Punk is not dead

Search and Destroy Siamo alla fine del giro di boa. Gli anni sessanta sono passati e la rivoluzione è finita. L’ L.S.D. è diventato illegale e l’eroina infuria. Un’epoca volge al termine e lì dove prima regnavano pace e amore, si inietta forte un sentimento di rabbia e di rancore. Il mondo smette di essere bello, la città inghiotte, l’uomo diventa un’individuo che annaspa nel mare urbano. Non c’è più futuro. Che cosa è successo? Da New York a Londra il Punk come un fuoco, divampa. Dopo un primo assaggio avuto alla fine degli anni sessanta grazie a band come i The Who, i Velvet Underground e i New York…

Suonala ancora, Keith!

Sul come Jimi Hendrix rubò la donna (e la chitarra) a Keith Richards ed uccise Eric Clapton Tra New York e Londra Quando Jimi Hendrix non era ancora Hendrix e si esibiva presso i Club del Greenwich Village, nel 1966, il marchio di fabbrica da fuori-classe che aveva tatuato in faccia stile Mike Tyson, non lo vedeva nessuno. Di quella sua maestria singolare ed inedita che non aveva precedenti e che dopo la sua morte, non avrebbe mai trovato eguali, si accorse solo Linda Keith. Linda Keith, borghese, ebrea-britannica, aspirante modella, assistente per Vogue e appena ventenne, al tempo, con la musica, ci spartiva giusto Keith Richards dei Rolling Stones. Ma è stata…

Supereroi con Superproblemi, la rivoluzione del fumetto

“Tempo e Spazio sono una cosa sola”. Silver Surfer, I Fantastici Quattro, Stan Lee 1963-2012 Anche il mondo del fumetto ebbe la sua rivoluzione, che cominciò, guarda caso, verso l’inizio degli anni sessanta. C’era un volta il newyorkese Stan Lee, figlio d’immigrati ebrei  provenienti da un non meglio precisato posto dimenticato da Dio (e dagli uomini) della Old Europe. Nel 1941 il giovane Stan comincia a lavorare nell’azienda dello zio Martin Goodman, allora responsabile della Timely Comics che poco dopo, sarebbe diventata  Marvel Comics. Siamo in pieno “Capitan America” e ciò equivale a dire che l’atmosfera della Nazione è permeata da quell’idea inscindibile di Patria e Onore con cui si è soliti motivare reclute…

Lo studio matto e disperatissimo di Tim Buckley

Folk singer due spanne sopra Dylan, genio incompreso, pioniere, outsider di razza, sempre troppo avanti  sia per i tempi che per il pubblico Amo la tua voce e la tua folle danza, sento le tue parole e io conosco il tuo dolore (I love your voice and your dance insane, I hear your words and I know your pain) “Dream Brother”, Jeff Buckley, 1994 Dalla East alla West Coast (per dare un senso a quest’articolo, è fondamentale leggere prima “Jeff Buckley e la Stirpe dei Kurt Cobain” ) “Tim Buckley fu per la voce ciò che Jimi Henderix fu per la chitarra, John Coltrane per il sax e Cecil Taylor per il…

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Jeff Buckley e la stirpe dei Kurt Cobain

Jeff aveva sette anni quando sentì per la prima volta l’ignota voce di suo padre. Proveniva da un disco che sua madre stava suonando per lui quel pomeriggio Per ogni suono che viene dal trambusto vicino, è solo la brezza (From every sound along that rushes near, it’s just the breeze) “Chase the Blues Away”, Tim Buckley, 1969 1966-1997 Il racconto, intrinseco di rabbia e d’amarezza, ci arriva da un inedito Penn Badgley nel film “Greetings from Tim Buckley”, di Daniel Algrant. La pellicola si srotola senza incepparsi, riesce ad essere commovente e convincente pur nel suo linguaggio cinematografico e gli attori, Penn per Jeff e Ben Rosenfield per Tim, disegnano…