Janis Joplin

Una delle migliori interpreti bianche di blues di tutti i tempi,  travolse il mondo affermandosi su un palcoscenico che prima di allora era stato per soli uomini


1965-1995-2015

janis joplinEra una di quelle mattine in cui avevo saltato la scuola per andare a giocare a biliardo. Avevo un progetto preciso: sulle orme de “Lo Spaccone” di Robert Rossen, volevo diventare “Nina La Svelta”. Mi mancavano solo gli occhi azzurri di Paul Newman, ma potevo rimediare con le lenti a contatto usa e getta della Johnson.

Passare il gessetto sulla punta della stecca era un’eucarestia. Avevo stabilito che avrei anche cominciato coi sigari. Non che Eddy Felson ne facesse uso, ma per me, stecca e sigaro erano compagni di bevute. Nel frattempo m’allenavo con le Camel. Si, perché a quei tempi, nelle sale da biliardo ci si fumava ancora. Era semplice: se non eri un fumatore non andavi nelle sale da biliardo e se eri un giocatore, certamente fumavi. Chiaro e conciso.

Così quella mattina me ne stavo lì, con la Camel da una parte e la stecca dall’altra. La televisione era perennemente sintonizzata su VideoMusic. E all’improvviso, la vidi.

Magnifica, fiammante, incontenibile.

Era apparsa sullo schermo come il fragore di un tuono. Le vetrine avevano tremato. I tavoli da gioco avevo preso fuoco, colpiti da un’esplosione di dinamite alla Sergio Leone. I bianchini dei “ragazzi” erano diventati benzina. Ovunque le fiamme divampavano.

Ma chi era quella donna? Di chi era quella voce graffiante? Da dove veniva, che epoca era, chi la conosceva?

Col pullover ormai diventato ciminiera, mi avvicinai allo schermo in attesa dello script che l’avrebbe identificata.janis

Il suo nome era Joplin. Janis Joplin.

“Era una musa inquietante, una strega capace di incantare il pubblico, la sacerdotessa di un rock estremo senza distinzione tra fantasia scenica e realtà”. (Riccardo Bertoncelli, critico musicale).

Uno della cricca notò quello che mi era successo. Aveva sui cinquant’anni e baffi da sparviero. Si avvicino e disse “Ehhhh, la Janis. Non ne fanno più così”.

Piero non mi seppe dire altro. A quel tempo internet non era ancora diffuso e i CD costavano troppo per una studentessa.

Il giorno dopo andai a scuola solo per chiedere alle mie compagne se avessero cassettine di Janis Joplin. A parte una che ascoltava i Nirvana, le altre erano votate ai Take That.

Mi sentivo morire.

janis joplinIn quel periodo, com’era prevedibile, diventai VideoMusic dipendente. Ma non la rividi mai più.

Un pomeriggio stavo sul treno e di fronte a me c’era un ragazzo del mio paese. Chiodo e walkman a palla. Avevo inteso che ascoltava i Deep Purple. Non ci avevo mai parlato. Quando si tolse le cuffie, mi feci coraggio e gli domandai di Janis Joplin. Mi disse che non le piaceva. E in fretta aggiunse: “Mio padre ha i CD”.

Cioè, dire che mi catapultai a casa a prendere due cassettine dei Queen su cui avevo intenzione di sovra incidere Janis Joplin, era riduttivo. Praticamente volai. Tutta la mia insicurezza adolescenziale era sparita. Mi ero fatta dire dove viveva e dopo un quarto d’ora ero già alla sua porta. “Registramele”. Senza né grazie né per favore. Aggiunsi solo: “Passo alle quattro”.

Alle quattro le cassettine erano pronte. Avevo il walkman con me. Andai al parchetto. Mi sedetti sulla panchina come un atto solenne.

Stavo per ascoltare “Cheap Thrills” per la prima volta.

Vent’anni dopo, cinquant’anni fa

janis joplin“Fortemente inspirata dal blues di Leadbelly, di Odessa e di Bessie Smith”, aveva passato l’adolescenza consumandone i vinili, riproponendone i repertori tra le mura domestiche della sua casa di Port Arthur.

E pensare che quella piccola città texana la voleva sposa a un puritano ragazzo bianco, disposta a concederle come unica ambizione, l’opportunità di rammendare calzini.

Appena poté la ragazza saltò su un autobus e si diresse a San Francisco.

Affascinata dalla cultura Beat, come i suoi eroi visse “On the Road”, abitò comuni, amò uomini e donne, cantò blues per le strade e prese sbornie colossali.

Jorma Kaukonen

Jorma Kaukonen

Soltanto due anni prima, quando nell’estate del 1964 era ancora una studentessa, Janis aveva conosciuto Jorma Kaukonen, venturo chitarrista dei Jefferson Airplane. A Santa Clara, in California, i due ragazzi che erano ancora ben lontani dalla fama che li avrebbe accomunati, incisero cinque venerandi pezzi del classic-blues che sarebbero stati rappresentati di li a poco, in una performance presso la Gallery Cafè di San Francisco. Jorma ricorda quanto la Joplin, a quei tempi, prima del “power flower”, degli eccessi e della notorietà, fosse in una forma vocalmente strepitosa. Pare che Ralph J. Gleason, istituzione del giornalismo musicale di quegli anni e cofondatore e direttore della rivista Rolling Stone, “la tenesse d’occhio sin da quell’esibizione nella Bay”.

Ralph J. Gleason

Ralph J. Gleason

Dismessi i panni della studentessa e con un punteggio di laurea di 99/100, nel 1966, ai tempi di Frisco, Janis incontrò Chet Helms, il quale le offrì un ruolo da vocalist all’interno della neo-band “Big Brother & The Holding Co.”. Inutile dire che la voce della Joplin unita a quel sound acid rock bagnato dal blues e condito dalle sonorità psichedeliche tipiche dell’epoca, crearono una miscela esplosiva che fece falò i Club della Baia, tanto, da ottenere quasi immediatamente il primo contratto discografico.

L’album che ne derivò però fu un insuccesso di critica e di pubblico, poiché la band, che rendeva il massimo live, era capace di improvvisare completamente un intero concerto e complice l’inesperienza, mal si adattava alle rigide regole delle incisioni in studio.

L’occasione di improvvisare completamente un intero concerto capitò poco dopo, e avvenne su larga scala.

Grazie alla fama che nel circuito underground ormai li precedeva, la band fu invitata al Monterey Pop International Festival. E la bufera soffiò forte lungo la costa californiana quella sera, quando Janis interpretò il grande pezzo di Big Mama Thornton, “Ball and Chain”.

Quell’esibizione passò alla storia, a detta di molti, come “la migliore performance della cantante”.

Big Brother & The Holding Co.

Big Brother & The Holding Co.

Al termine del concerto, neanche a dirlo, il gruppo aveva già un contratto discografico con la Columbia Records e un produttore niente po po’ di meno, di Albert Grossman, lo stesso del già famosissimo Bob Dylan.

Il 1968 vide la volta del memorabile “Cheap Thrills”.

L’album conteneva l’indimenticabile cover “Summertime” di George Gershwin e l’inedito “Piece of My Heart”, pezzo che divenne il primo “singolo estratto del disco e che le radio dell’epoca” riproponevano quasi ininterrottamente, tanto, da schizzare come un razzo al primo posto della classifica di Billboard (magazine americano di culto per il settore musicale).

“Piece of My Heart” rimase in cima alla classifica per otto settimane.

Chet Helms

Chet Helms

Nel 1969 Janis cominciò la sua carriera da solista e debuttò con l’album “I Got Dem Ol’ Kozmic Blues Again Mama!”.

Lo stesso anno fu invitata al Festival di Woodstock.
L’ intervento suo e di Hendrix erano i più attesi.

Miss Joplin stava attraversando, di fatto, uno dei “periodi più felici e soddisfacenti della sua vita”.

I concerti erano perennemente sold-out, le vendite degli album erano realizzati in tempi da record e si affacciava in lei, sempre con più baldanza, la ferma intenzione di dare un taglio all’alcool e all’eroina.

Ma non fece in tempo.

Il mondo era appena rimasto orfano di Jimi Hendrix e solo dopo due settimane da quell’annuncio sconvolgente, Janis Joplin fu trovata morta in un desolato motel di Los Angeles.

Poco più tardi, anche Jim Morrison li avrebbe raggiunti.

janis e albert

Janis Joplin and Albert Grossman

“Pearl”, l’ultimo album dell’incredibile artista, esce postumo nel 1971 sotto la produzione dell’ormai veterano Paul Rotchchil, di cui memorabile fu il suo lavoro con i Doors.
In questo album Janis e la sua band avevano raggiunto livelli di massima espressione artistica, ovvero, come mi piace chiamarla, di “supernova”: il punto più alto di splendore, prima dello scoppio finale.

Concerti leggendari

La personalità della Joplin prendeva vita sul palco. Incredibilmente rock e incredibilmente blues, maestra dell’improvvisazione come solo i più grandi sono capaci di fare, amalgamava abilmente la dedizione tecnica dell’esercizio costante e meticoloso della determinazione che la votava in modo naturale alla continua ricerca del fraseggio perfetto.

janis joplin“Oltre ad uno stile originale di canto, ispirato dalle grandi cantanti nere di blues, e mediato dall’incredibile personalità vocale dell’artista, dotata di una voce potente, abrasiva, appassionata e struggente, capace di escursioni vocali incredibili, la Joplin, trasformava i brani fino a stravolgerli offrendo delle interpretazioni assolutamente sincere, cariche di dolore, gioia, melanconia, passione, rabbia furente, senza mediazioni, se non la voce: una voce alla carta-vetrata, fortemente emotiva e assolutamente commovente, che toccava e tocca le corde profonde dell’animo umano per la sua sensibilità, per il suo provenire direttamente dal cuore e arrivare al cuore e all’anima dell’ascoltatore.”

Assistere a una sua performance significava essere investiti da un uragano che ti lasciava catatonico per ore, al termine del quale, fra orecchie fischianti e gambe tremanti, s’insinuava forte la sensazione d’esser stato testimone di qualcosa di unico.

janis joplin“E’ Janis che ribattezza il ruolo della donna nella cultura rock ,è Janis che inaugura l’immagine della cantantessa sexy e sfrontata, ed è proprio Janis che inventa quell’incredibile stile vocale rauco & elettrico, clonato milioni di volte nei decenni seguenti, da Melissa

Etheridge ad Alanis Morissette, da Steven Tyler ad Axl Rose”.(dal sito: musicstory.it).

“La critica, oggi, la considera all’unanimità, una delle migliori interpreti bianche di blues di tutti i tempi”. (Claudio Fabretti per “Ondarock”).http://www.kvisioncult.com/site/wp-admin/edit-tags.php?taxonomy=post_tag


janis joplin

In meno di quattro anni Janis Joplin travolse il mondo riuscendosi ad affermare degnamente su un palcoscenico che prima di allora era stato per soli uomini.
Nel frattempo, nella New York post-atomica, Patricia Lee attendeva di diventare Patti Smith.


Ascolta

“Ball and Chain”, Live at Monterey Pop International Festival, 1967

“Summertime”, Live, 1969

“Try” , Janis Joplin & The Kozmic Blues Band, Live at Woodstock, 1969


Leggi

“Going down with Janis”, Peggy Caserta

book

A Raw and Scathing portrait by her female lover


Guarda

“Janis – The Movie”, Howard Hekk, 1974, documentary

Janis, The Film

Janis, The Movie


Bibliografia:

“Sepolta viva nel blues”, by Claudio Fabretti, Ondarock
http://www.ondarock.it/rockedintorni/janisjoplin.htm

Janis Joplin Official Site
http://www.janisjoplin.com/

“Jorma, Janis & The Typewriter Tape: The Facts”, by David McGee
http://www.thebluegrassspecial.com/archive/2012/january2012/videos-january-2012.html

“Don’t let the tweed jackets, trench coat and pipe fool you – Ralph J. Gleason was an apostle of jazz and rock with few peers”, by Joel Selvin
http://www.sfgate.com/entertainment/article/Don-t-let-the-tweed-jackets-trench-coat-and-pipe-2661831.php

Chelsea Hotel # 2 (1972-1993), Leonard Cohen on BBC Radio
http://www.leonardcohen-prologues.com/chelsea_hotel.htm

 

 

 

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