Il Laureato

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“The Graduate” è a tutti gli effetti un manifesto generazionale e svela  il segreto del fallimento della generazione “più promettente” che abbia mai solcato il secolo scorso


“Hello darkness my old friend”
(Ciao oscurità, mia vecchia amica)
The Sound of Silence, Simon and Gurfunkel, 1965


 

chiesaHello darkness my old friend al pari di Quel ramo del lago di Como è uno di quegl’incipit che si ricordano per tutta la vita e poco importa se stiamo parlando del Manzoni o di Simon and Gurfunkel. L’effetto è il medesimo.

Mike Nichols, celebre per aver trasposto sul grande schermo il dramma teatrale “Chi ha paura di Virginia Woolf?”, donandoci due indimenticabili Richard Burton e Elisabeth Taylor, affida alle note di questo gioiello targato Columbia Records, l’inizio del suo ‘Il Laureato’, pellicola prodotta nel 1967, anticipatrice come nessun’altra, dei grandi temi sociali ed ideologici, che sarebbero esplosi l’anno seguente, con l’avvento del sessantotto e della cultura psichedelica.

‘Il Laureato’ è a tutti gli effetti un manifesto generazionale.

Al di la della trama e del contenuto epocale di cui si fa veicolo e che vale al regista l’assegnazione della contesa ‘statuetta’, ‘Il Laureato’ diventa uno spartiacque tra il divismo del cinema Hollywoodiano e un’inedita concezione dell’arte. L’allora sconosciuto Dustin Hoffman ne incarna pienamente le caratteristiche, diventando “l’anti-eroe” per eccellenza.

mike nichols

Mike Nichols

Ciò che Nichols ci offre è la visione del segmento della società americana pre-rivoluzionaria, dell’ibrido che Benjamin Braddock, con tutta la sua apatia e mancanza totale di prospettive, rappresenta. Ben è perciò l’intera generazione di quel momento, raschiata dall’incertezza di un futuro non ancora individuato e sovrastata dalla mancanza totale di punti fermi, che trovino saldi radici nella continuità della tradizione, poiché quella tradizione non più li rappresenta.

Ben è il prologo di un fermento annunciato di cui non è ancora possibile stabilire la portata.

Signor Braddock: “Hey, ma che hai? Gli ospiti sono tutti giù Ben, sono ansiosi di vederti”
Ben: “Senti, puoi dire che ho bisogno di stare solo per un po’?”
Signor Braddock: “Ma sono tutti i nostri amici più cari, molti non ti hanno più visto da quando sei nato. Cosa c’è Ben?”
Ben: “Sono un po’…”acquario
Signor Braddock: “Preoccupato?”
Ben: “Bhè…”
Signor Braddock: “Per che cosa?”
Ben: “Forse per il mio avvenire..”
Signor Braddock: “In che senso?”
Ben: “Vorrei che fosse…”
Signor Braddock: “Che fosse come?”
Ben: “Diverso”.

Il dialogo, che apre il film, ci da una chiarissima indicazione circa lo stato d’animo del neo-laureato Benjamin Braddock: non ha idea di cosa fare della sua vita, ma ha bene in mente la direzione che invece non vuole farle prendere.

Riferendosi al suo avvenire, quel “diverso” significa, “diverso dal vostro”.

Il ventunenne Ben non si riconosce in quel mondo di adulti. Egli è estraneo ai principi, agl’ideali, ai dogmi dell’America puritana, moralista e conservatrice, che di li a poco, avrebbe subito un ribaltamento micidiale, in favore di un nuovo ideale di libertà e di un nuovo sentire comune.

Tuttavia Ben, non riesce a decifrare questo suo male di vivere, non ha coscienza della sua provenienza, non identifica ancora quel senso di alienazione, con il ruolo snaturato del Sogno Americano che è chiamato ad incarnare.

Ne ha solo un vago sentore che gli arreca un malessere le cui ragioni sembrano sepolte nell’inconscio.

primo piano piscinaDecifrare i suoi pensieri risulta impossibile, se ne intuisce soltanto il peso, determinato dalle aspettative dei suoi genitori che così poco, mostrano rispetto per le reali aspirazioni del ragazzo (aspirazioni che lui stesso non conosce), preoccupandosi invece di esibirlo di fronte agli amici (e quindi alla società) come prodotto del loro successo.

L’acquario della camera di Ben, che fa da sfondo al sopracitato dialogo e la piscina di casa Braddock, più volte ‘citata’ nelle scene quasi a voler stabilire il senso di ovattamento e di apnea vissuto dal protagonista, diventano metafora dell’incomunicabilità che segnerà l’intera storia, quasi a volerne significare la frattura, profonda ed insanabile, fra due mondi oramai inconciliabili.

Il volto immobile e fermo del neo-laureato, catturato più volte dalla cinepresa nei tanti meravigliosi primi piani, ne esprime il cordoglio esattamente nell’assenza di espressione priva di un qualunque sussulto interiore, dalla quale affiora proprio l’indolenza e il torpore, che qualifica esattamente, la personalità del protagonista.

RobinsonTratta dall’omonimo e significativo romanzo di Charles Webb (anno 1963), la pellicola mette in ginocchio tutte le presunte virtù della middle-class americana, basate sulla famiglia, sulla patria, sul codice morale.

Per coglierne le sfumature è necessario considerare che le inedite tematiche presentate, si collocano in un periodo storico risalente ormai a cinquant’anni fa.

Ben è sedotto ed iniziato al sesso dalla conturbante Signora Robinson, moglie del socio in affari di suo padre.

Dall’episodio, ne si evince l’ipocrisia di quell’ambiente, in cui l’adulterio è condannato, ma socialmente accettabile se non dichiarato. Il rapporto, causa la ventennale differenza d’età, ha il “sapore dell’edipico” e anticipa proprio, quella rivoluzione dei costumi che avrebbe caratterizzato il decennio successivo.

Mrs Robinson

Ben e Mrs Robinson

Mrs Robinson, nella sua imperturbabilità, è encomiabile. Conosce molto bene le leggi del suo mondo, è una giocatrice esperta e se cade, cade in piedi. Benché più volte si faccia riferimento al suo alcolismo, non tradisce mai una sbronza, quasi a volerne sottolineare, l’abile autocontrollo. Il suo non è un matrimonio felice, Mr Robinson stesso, ha probabilmente, una vita privata molto attiva, ma col bene tacito di entrambi, proseguono gli accordi coniugali senza avere la più remota intenzione, di metterne a rischio i privilegi.

Mrs Robinson entra nell’immaginario collettivo americano e forse mondiale ed è destinata a rimanerci, salda, immutabile ed attualissima, come tutte quelle cose che non hanno né un tempo né un passato.
Mrs Robinson è la “madre” che sdogana il “sesso” e lo fa senza pudore e sul grande schermo.

Ben, non ancora smosso dal senso di ribellione capace di contrapporlo al suo status-borghese, subirà una lenta “evoluzione psicologica” quando conoscerà Elaine, la figlia della Signora Robinson, di cui, inevitabilmente, s’innamorerà.

Partendo da un ruolo subalterno, dimenticherà inerzia e abulia, dando il primo accenno di volontà necessario all’affermazione di se stesso.

Elaine e Ben

Elaine e Ben

La Signora Robinson, determinata a non rinunciare a Ben e a realizzare per Elaine un futuro che coronasse invece, il disegno americano preciso a cui la ragazza avrebbe dovuto conformarsi, infrangerà le regole sociali rendendo pubblica la liason tra lei e Ben, innescando così le ire del marito e l’affrettato matrimonio della figlia con un partner improbabile.

Ed è proprio con Elaine, ancora mite ed acerba, che il sessantotto esploderà
violentemente sullo schermo, quando, durante l’ultima parte della pellicola, la trama, che la vuole ormai già sposata ad un altro uomo ed indirizzata pertanto, alla perpetuazione dello schema famigliare e sociale contestato, rispondendo a quell’ “ormai è troppo tardi”, rivoltole dalla madre, pronuncerà la frase: “non per me”, abbandonando l’altare e lo sposo a cui è ormai già legata, per fuggire con Ben.

Elaine diventerà la madrina di un nuovo tipo di donna, la quale, padrona del proprio destino, ne supererà l’ideale monotematico ancor prima che questo accada nel concreto.Elaine
I personaggi de ‘Il Laureato’ diventeranno reali. Le masse, né per emulazione né per inspirazione li seguiranno, ma solo perché ciò che è stato rappresentato sullo schermo, troverà una corrispondenza evidente nel piano intimo di ciascuno.

“Divenuti iconografici, gli ultimi due minuti del film, sintetizzano alla perfezione l’intero spirito dell’opera e la psiche dei protagonisti, ricostruendo una trama di sguardi e gesti emotivi che fanno dell’ultima scena, un caso di scuola”, Valerio Ferri, da Silenzio in Sala.

‘The Graduate’ è una pellicola coraggiosa, esistenziale ed emblematica che ha il pregio di definire senza spiegare, il tessuto psicologico di un’intera generazione. Mettendo in crisi un completo sistema di vita già preannunciato dalla metrica della poesia Beat e dal Rock ‘n’ Roll, accompagnerà l’America verso un’era, che se pur breve, non avrebbe mai osato neppure sperare.

Così come in apertura, The Sound of Silence traghetta la storia nella sua conclusione senza finale.

ben ed elaineA mio parere, gli sguardi e le espressioni di Ben ed Elaine nell’ultimo memorabile minuto del film, racchiudono il segreto del fallimento della generazione più promettente che abbia mai solcato il secolo scorso.

Se vi piace, guardatevi il film.
Dall’inizio.


Ascolta (dalla soundtrack)

“The Sound of Silence”, Simon and Gurfunkel
Sounds of Silence, 1966

Original Version

“The Sound of Silence”, Simon and Gurfunkel
Wednesday Morning, 3 AM, 1964

“Mrs. Robinson”, Simon and Gurfunkel
The Graduate Soundtrack, 1968
scritta appositamente per il film

“April Come She Will”, Simon and Gurfunkel
Sounds of Silence, 1966

“The Big Bright Green Pleasure Machine”
Simon and Gurfunkel
Parsley, Sage, Rosemary and Thyme, 1966

“Scarborough Fair”, Simon and Gurfunkel
Parsley, Sage, Rosemary and Thyme, 1966


Leggi

the book

“The Graduate”, Charles Webb, 1963


Guarda

the graduate

“The Graduate”, Mike Nichols, 1967


Bibliografia:

Mike Nichols, il laureato cambiò Hollywood, by Anna Maria Pasetti
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/22/mike-nichols-il-laureato-cambio-hollywood/1226286/

Torino 31\\Retrospettiva New Hollywood (1967-1976), by Rapporto Confidenziale
http://www.rapportoconfidenziale.org/?p=30245

Il Laureato, recensione, by Valerio Ferri
http://www.silenzio-in-sala.com/recensione-il-laureato.html

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