I Beatles

The Beatles

Musicisti talentuosi o band largamente sopravvalutata? Che se ne dica, la British Invasion comincia con loro

Inghilterra, 1962

fans

Oct, 26, 1965 – Beatles fans try to break through a police line at Buckingham Palace in London where the group were due to receive the Member of the British Empire decoration from the Queen

Beatles o Rolling Stones? La questione ha diviso per anni cultori e appassionati di tutto il pianeta e se i fans li difendono a spada tratta, molti altri invece si riferiscono ai “Fab Four” (“fab” da “fabulous”), come alla band più sopravvalutata della storia.
Che se ne dica, i Beatles, spartiacque tra il vecchio e il nuovo mondo, segnano di fatto un “passaggio d’epoca”. Con loro comincia l’era delle grandi esibizioni live, dei concerti “on the roads”, delle vendite in vinile da record, del business delle case discografiche e se vogliamo, delle future “boy band”.

Ma cosa avevano di così speciale i “quattro ragazzi di Liverpool?”

Siamo in Inghilterra nei primi anni sessanta, il clima è austero, rigido e gli inglesi sono ancora lontani dal luccichio della Swinging London.

I Beatles sono quattro ragazzi sui vent’anni che arrivano alla fama passando direttamente “dai banchi di scuola, al palcoscenico”. Nessuno di loro ha mai lavorato ne conseguito un’istruzione universitaria pertanto, sono estranei al mondo reale della vita adulta. Vengonobeat direttamente dal “pianeta adolescenza”, non hanno filtri, sono irriverenti e sfacciatamente spontanei. E l’Inghilterra “ben abbottonata” lo nota. Lo nota perché non lo ha mai visto prima e soprattutto lo notano i teenagers, fetta di popolazione che prima di allora non era mai stata considerata e che da quel momento in poi diventerà il fulcro principale dell’economia mondiale. Perché i Beatles non venderanno solo musica. Con loro nascerà anche “l’industria del gadject”: magliette, borse, poster, spillette (n.d.r. i Fab Four riusciranno persino a vendere bottiglie di vetro vuote riportanti la scritta “fiato di Beatles”).

Per la prima volta nella storia, la musica diventa un “materiale di consumo” in cui a far da padrone è il business prima della genialità. I Beatles erano un “prodotto” che funzionava e le case discografiche l’avevano capito. Infatti i Fab Four sono ancora oggi, la band più famosa nella storia della musica e che più ha venduto in assoluto nel mercato discografico. La Regina gli elargirà persino il titolo di “baronetti” proprio per ringraziarli dell’ “enorme contributo economico reso alla Nazione”.

beatles concertoDalla gavetta che parte da Liverpool e procede ad Amburgo prima ancora che il fenomeno della Beatlesmania prendesse piede, i ragazzi cominciano ad essere conosciuti per l’aurea  scanzonata che assumevano i loro concerti in questi Club europei. Tra di loro c’è sintonia e possiedono anche un forte senso dell’umorismo. Infatti  sul palco parlano tra loro, fanno battute, si prendono in giro, scroccano sigarette, filtrano con le ragazze. E avrebbero continuato a farlo anche quando sarebbero diventati famosi in tutto il mondo. Posseggono una natura vivace, dicono quello che pensano e si lasciano avvicinare dalla gente.

28 Aug 1964 -New York City police officers do their best to hold back a crowd of frenzied Beatles fans outside the Delmonico Hotel.

Aug, 28, 1964 -New York City police  do their best to hold back a crowd of frenzied Beatles fans outside the Delmonico Hotel

Prima di loro i divi erano creature dell’Olimpo, personalità costruite ad arte capaci di pronunciare le parole “giuste” precedentemente concordate con i propri managers. Con loro questo meccanismo si spezza. Sono quattro allegri ragazzi che fanno musica, si divertono e nient’altro ma questo non vuol dire che non fossero ambiziosi. Al contrario, erano molto determinati ad “arrivare”, volevano la fama, volevano il successo e sapevano come fare per ottenerlo. Il loro lavoro era suonare e i Beatles come da perfetta “working-class” suonano tantissimo. Una persona fuori dal circuito magari può non avere idea di quanto una tournè possa essere sfiancante fisicamente e psicologicamente. Perchè non è “solo” suonare. Ci sono gli innumerevoli spostamenti (che spesso non sono così comodi come uno potrebbe pensare), le ore passate a viaggiare, le camere d’albergo, i sound check, l’alimentazione sbagliata, le notti in bianco, le donne, alcool e derivati, litigi, crisi di panico, recensioni giornalistiche destabilizzanti, la nostalgia di casa, la sensazione di essere diventati un jube-box (che prima o poi colpisce tutti i gruppi). Su questi luoghi comuni i Beatles ci vanno via  leggeri diventando la band che conterà il maggior numero di concerti eseguiti dal vivo durante gli anni sessanta.

beat

Screaming women fans of the pop group The Beatles at one of their concerts in Manchester

Le loro esibizioni erano pervase da un senso di follia collettiva. Gli spettatori e soprattutto le ragazze erano colte letteralmente dal delirio. Nella frenesia più totale il clima era caratterizzato da grida, svenimenti, pianti, strappi di capelli e da qualsiasi altra cosa vi suggerisca l’idea d’isteria. Parallelamente anche il genere maschile ne subirà l’influenza e i ragazzi cominceranno a vestirsi e a pettinarsi come loro.

Per accaparrarsi i biglietti dei concerti, che erano sold-out in poche ore, i giovani dormivano sui marciapiedi davanti ai punti vendita. Prima di loro nemmeno Elvis, che è stato per molti versi pari ai Fab Four in termini “di crisi collettive” e che come loro, divide tutt’ora l’opinione pubblica (chi lo ama lo considera un “genio” mentre altri lo accusano d’aver creato quello che molti definiscono essere  mero “Rock ‘n’ Roll commerciale”), aveva mai ottenuto tanto.

george fans attack

George fans attack

Lo stesso George Harrison non riusciva a capacitarsi di tutto quel clamore: “siamo un gruppo normale con un paio di Hit di successo”, diceva. In realtà i Beatles “avevano liberato gli animi degli inglesi da secoli di riservatezza”.

I Fab Four erano musicisti e compositori, ma tecnicamente non erano certo dei “mostri”. Se consideriamo il decennio che li riguarda ci sono manciate di musicisti e band di gran lunga più talentuose. Ma i Beatles avevano saputo creare un rapporto particolare con il pubblico. I loro pezzi di un rock molto pop (Beat) sono orecchiabili, briosi e nel tempo, con la maturità, hanno dato ampio spazio anche alla sperimentazione.

paul fans attack

Paul fans attack

A partire dall’anno 1962 al 1970 contano tredici album realizzati in studio. A detta della critica  i migliori sono Stg. Peppers del 1967 e Abbey Road del 1969.

Al tempo di Abbey Road, “la sana competizione che aveva caratterizzato il legame Lennon-McCartney producendo alti picchi di creatività”, si era trasformata in un dissidio insanabile. Ciascuno dei quattro aveva sviluppato per proprio conto dei progetti individuali differenti e  la band infatti si sarebbe sciolta poco dopo.

Tra i quattro, Paul McCartney era musicalmente il più preparato. Anche Lennon se la cavava, ma avendo iniziato a suonare la chitarra utilizzando solo quattro corde (sua madre gli aveva insegnato l’arte attraverso un banjo), dimostrava d’avere grossi limiti: non sapeva fare il barrè ne accordare a orecchio (cosa che invece sapeva fare bene Paul). Negli anni John si specializzerà moltissimo e comunque, sulle band che hanno iniziato a suonare senza saper suonare potremmo scrivere un’enciclopedia. E non è il loro caso. I Beatles tutto sommato, sapevano suonare. Poi, sul fatto che Ringo Starr sia o meno un batterista mediocre, in molti ci fanno i simposi. Non brillava di certo, tuttavia, bisogna riconoscere che la difficoltà maggiore di Ringo era dovuta al suo “essere mancino” e al fatto che suonava, da autodidatta, su una batteria per “destro”:

ringo fans attack

Ringo fans attack

“Ringo Starr è un mancino corretto, suona la batteria da destro, ma, mentre normalmente un batterista destro inizia i suoi fill di batteria con la mano destra e procede con le rullate da sinistra a destra (dal tom più acuto a quello grave), Ringo inizia i suoi fill con la mano sinistra e spesso i fill procedono da destra verso sinistra, cioè dal tom più grave a quello più acuto. Questa particolarità ha reso molto caratteristiche le sue rullate.” (Alberto Villa, The Beatles4Ever).

L’intuizione musicale l’aveva (le difficoltà pure), ma detto questo, non credo che si possa definire Ringo “Il Re dei Batteristi” a prescindere…..

Comunque sia, alla fine del 1963 “I Want to hold your hand” è in vetta alle classifiche americane e l’album che la contiene non è neanche ancora stato distribuito nel Nuovo Continente.

beatIl 9 febbraio 1964 sbarcando per la prima volta negli Stati Uniti, i Beatles sono invitati al famosissimo “Ed Sullivan Show”. Quella sera settantatré milioni di spettatori americani sono appiccicati alla televisione e inaspettatamente (e non è leggenda) gli episodi di criminalità nella città di New York scendono oltre ai minimi storici, perché tutti, ma proprio tutti, volevano vedere i quattro di Liverpool.

La British Invasion era appena cominciata.


Ascolta

“She Loves You”, The Beatles, live in Manchester, 1963

“Help”, The Beatles, live from ABC Theatre,  Blackpool, 1965

“Come Togheter”, Abbey Road,  1969


Guarda

John Lennon’ Story, David Carson, 2000
(racconta bene la formazione della Band)

the john lennon story film

 


Bibliografia:

“Quanti erano i Beatles mancini?” by Alberto Villa
http://www.thebeatles4ever.com/2012/08/14/quanti-erano-i-beatles-mancini/

Beatlesmania e British Invasion, by Davide Esposito
http://www.lacooltura.com/2015/04/beatlemania-british-invasion/

“Beatles fifty fabulous years”, documentary
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7d63a077-bb60-4b9f-a608-264f38711edb.html

Beatles album list
http://www.listal.com/list/beatles-studio-albums

Abbey Road, by Alessandro Sessa
http://www.ondarock.it/pietremiliari/beatles_abbey.htm

Beatles, by Piero Scaruffi
http://scaruffi.com/vol1/beatles.html

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