Fuga da Alcatraz

La squadra

Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo. Ma due uomini che guardano il muro è il principio di un’evasione.


“Se disobbedici alle regole della società, ti mandano in prigione.
Se disobbedici alle regole della prigione, ti mandano da noi”.
Fuga da Alcatraz, Don Siegel, 1979


West Coast, San Francisco

La squadraNel 1962 Alcatraz è ancora una prigione di massima sicurezza situata su un’isola al centro della San Francisco Bay. Considerando l’architettura, la collocazione, le forti, fredde correnti marine che l’attraversano e le condizioni climatiche tipiche di quella zona, è detta “inespugnabile”.

Ad Alcatraz vengono inviati tutti quei galeotti che i normali carceri federali non riescono a contenere.

In una normale prigione dello stato esiste una guardia carceraria ogni sette detenuti. Ad Alcatraz il rapporto è di una ogni tre.

La conta degli uomini viene fatta ogni ora del giorno e della notte e ciascun prigioniero vive in isolamento in una minuscola cella individuale.

Nel “Braccio D” vengono scontate le eventuali punizioni.  I detenuti sono lasciati al buio e al freddo per tutto il tempo della permanenza che può essere da una settimana come ad un anno. La cella non contiene nessun tipo di punto d’appoggio.PRISONER

“Non avete il permesso di ricevere giornali o riviste con notizie di cronaca. La conoscenza del mondo esterno si limita a quello che vi dico io. Da oggi in poi, il tuo universo sarà costituito da quello che succede in questo edificio.
Puoi parlare, puoi lavorare. Gli altri istituti fanno lavorare tutti, ma qui da noi è un privilegio che ti devi guadagnare e ti garantisco che sarà un privilegio a cui terrai tantissimo.
Noi non creiamo buoni cittadini, però creiamo buoni detenuti.
Alcatraz è stata fatta per tenere tutte le uova marce in un paniere solo.
Da quando sono direttore, qualcuno ha cercato di scappare, la maggioranza è stata ripresa. Chi non è stato ripreso è stato ucciso o è annegato nella baia.
Nessuno è mai riuscito ad evadere da Alcatraz.
E nessuno evaderà.”
dal film “Fuga da Alcatraz”.

Dal 1934, anno in cui la prigione diviene carcere di massima sicurezza, al 1963, anno che ne determina la definitiva chiusura, quattordici sono i tentatiti d’evasione. Nessuno dei quali andato a buon fine.

Almeno così sembra.


Una storia vera

allen west

Allen West

Allen Clayton West arriva ad Alcatraz nel 1957.

“Esperto di furti d’auto e d’indole brutale”, ha già tentato la fuga da altre prigioni federali.

La parete della cella che lo ospita è di cemento ed è spessa 20 cm. Dietro di essa “s’apre un corridoio contenente i tubi d’alimentazione che salendo in verticale, conducono alla parte alta dell’edificio, quindi al tetto”. West lo sa bene poiché è stato designato, nei suoi turni di lavoro, proprio alla pulizia di quell’aria.

A causa dell’irrequietezza che lo contraddistingue, Allen viene presto inviato al Braccio D. E pare che sia in quell’occasione che concepisce l’idea della fuga.

Idea che divenne reale e concreta anni dopo, a seguito dell’incontro con alcune vecchie conoscenze di galera.

Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo. Ma due uomini che guardano il muro è il principio di un’evasione , “Alcatraz. Jack Folla un DJ nel braccio della morte”, Diego Cugia

Frank Morris

Frank Lee Morris

Frank Lee Morris non è una persona comune.

Rimasto orfano a 11 anni inizia presto il calvario degli affidamenti presso diverse case famiglia. Contemporaneamente avvia subito la sua carriera criminale: borseggi, furti, detenzione di stupefacenti.

A 13 anni comincia con le rapine. E anche con le galere.

Morris possiede un quoziente intellettivo di grado “superior” pari a 133 misto a una personalità borderline. Arriva ad Alcatraz il 20 gennaio 1960, diventando il detenuto numero AZ1441.

Frank è un tipo calmo e ha occhi selvatici che lasciano intendere un intelletto affilato. Non è uno di quelli che s’arrende alla vita e non è uno di quelli che la passa in prigione: infatti Morris non è solo un navigato criminale, ma è anche un esperto evasore. Anzi, pare proprio che in questo senso abbia delle innate inclinazioni.

clarence anglin

Clarence Anglin

Il 21 ottobre 1960 e il 10 gennaio 1961, John e Clarance Anglin arrivano, rispettivamente, ad Alcatraz. Provengono da una famiglia di contadini della Georgia, sono rapinatori e vantano diversi tentativi di fuga da numerose prigioni dello Stato. Non hanno concluso le classi elementari e la loro famiglia è di quelle tipicamente del Sud: molto povere. Non sanno fare le moltiplicazioni, ma sono dotati di un istinto di sopravvivenza ben sviluppato.
I fratelli Anglin sono considerati dei “dritti”.

I ragazzi hanno una media di trent’anni e sono vecchie conoscenze dei tempi del penitenziario di Atlanta, da cui, insieme, hanno già tentato l’evasione.

john anglin

John Anglin

Nel 1961 la squadra è di nuovo al completo e comincia ad organizzare il piano che avrebbe richiesto sei mesi di preparazione totale: West l’informa del corridoio che si snoda dietro le loro celle e da cui si può accedere attraverso il condotto d’areazione posto nel loro locale personale.

“Vado matto per i piani ben riusciti”, Hannibal Smith, A-Team

Vediamo step by step, quali furono tutte le procedure che la squadra adottò per realizzare la più incredibile evasione della storia.

Considerando che non posseggono nessun tipo d’attrezzo e utensile, trasformano i cucchiai della mensa in scalpelli con cui cominciano a scalfire il cemento attorno all’aereatore della cella. “La costruzione ha più di trent’anni ed è stata eseguita dai prigionieri stessi. Non è precisa. Oltretutto, l’umidità tipica della baia di San Francisco ha reso il cemento parecchio friabile”.

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Gli attrezzi

I fratelli Anglin hanno celle confinanti così come Morris e West. A turno ogni sera, mentre uno scava, l’altro gli guarda le spalle.

Quando la fessura comincia a diventare sufficientemente larga da potercisi infilare, i quattro costruiscono delle grate finte che collocano su del compensato e con cui coprono il foro.

Frank e i fratelli Anglin fanno di quel corridoio posto dietro le loro celle, il “quartier generale” della loro opera. Regolandosi di ora in ora per non mancare gli appelli, utilizzano il condotto come laboratorio e cominciano a realizzare delle teste finte impiegando l’uso della carta pesta a cui verranno applicati in seguito, con la complicità del “detenuto/barbiere”, capelli veri.

“Il laboratorio è collocato a nove metri d’altezza rispetto al posto di osservazione delle guardie. Per rendere quel luogo invisibile alla vista degli agenti”, West, che nei suoi turni di lavoro sta proprio imbiancano quell’aria, adopera la scusa del presunto deposito di polvere nell’istituto e ottiene così il permesso d’appendere delle coperte alle sbarre.

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Il laboratorio

I tre possono pertanto lavorare indisturbati. Potrebbero essere scoperti in qualsiasi momento, ma ogni sera e per sei settimane si allontanano senza un fiato dalle loro celle.

Ultimate le teste fittizie, i fratelli Anglin cominciano la costruzione della zattera che li avrebbe aiutati nella traversata. Per realizzarla utilizzano degli impermeabili di gomma. In pochi mesi, con la complicità degli altri ospiti del penitenziario, ne mettono da parte cinquanta. Gli impermeabili vengono cuciti, fermati con colla idrosolubile e cemento: la zattera raggiunge la dimensione di 4,20 m per 1,80 m. Infine, con gli impermeabili rimasti vengono costruiti dei galleggianti di 38 cm e dei salvagenti. Pare che avessero imparato questo metodo leggendo la rivista “Popular Mechanics”.

Le teste di cartapesta

Le teste di cartapesta

Per ottenere attrezzi o aiuti di vario genere, i quattro si rivolgono spesso agli altri detenuti. L’idea della fuga ha reso gli uomini della prigione un fronte compatto:“Tutti quelli che lo sapevano, tifavano per loro.” (Darwin Cool, ex detenuto di Alcatraz ai tempi della fuga).

West, a differenza dei tre, non esce mai dalla sua cella, non prendendo mai parte ai lavori che avvengono nel “laboratorio”. Pare infatti che abbia fatto un buco troppo largo e che sia difficilmente nascondibile, per cui gli Anglin sono costretti a rimpicciolirlo spargendone del cemento ai margini. Il risultato è che il buco, da troppo grande, diventa troppo piccolo e West non riesce più a infilarcisi:dei quattro, è l’unico che non riuscirà ad evadere da Alcatraz.

Il foro della cella

Il foro della cella

Sembra che Allen abbia aspettato solo l’ultima notte per rimuovere il cemento messo dagli Anglin attorno alla presa d’aria. E che per questo ritardo, vano sia risultato il tentativo di fuga. Ma perché aspettare quella notte stessa?
West, durante gli interrogatori dell’FBI, non lo chiarirà mai.
Dirà anche di essere riuscito effettivamente a rimuovere il cemento e di aver raggiunto il tetto molto più tardi, quando i tre erano ormai ben lontani.


Fuga da Alcatraz

La data fissata per la fuga è l’11 giugno 1962.

Quella sera, i quattro complici si presentano all’ultimo appello delle 21.30. Dopo di ché “le luci verranno spente e gli agenti conteranno di ora in ora, solo le teste addormentate”. Se gli agenti non si accorgeranno dell’escamotage delle teste fittizie, l’allarme non scatterà fino al mattino. Così facendo, dovrebbero ottenere circa nove ore di vantaggio.

A luci spente, i tre escono dalla fessura creata nella cella e cominciano l’arrampicata verso il tetto. West, abbiamo detto, non li seguirà.

Settimane prima gli Anglin avevano segato le viti che assicurano il coperchio della bocchetta di ventilazione che conduce fino in cima, per cui la salita non riporta particolari intoppi.

Arrivati sul tetto si dirigono dalla parte opposta rispetto alla torretta di guardia e attraverso le tubazioni si calano giù per circa tredici metri. Arrivati a terra oltrepassano due barriere di circa quattro metri.

Sono fuori.

 mapA piedi raggiungono il litorale poco distante e cominciano a gonfiare la zattera e i giubbotti. Devono affrontare una traversata di tre km.

La serata è stranamente mite e nitida e dalla costa si scorge il contorno di Angel Island.

L’ insolita condizione climatica favorevole è stata sottolineata dalle cronache dell’epoca e ha senz’altro avuto un enorme peso per la riuscita del piano.

La scelta di Angel Island non è stata casuale, ma abilmente calcolata in quanto sarebbe stato più auspicabile una fuga verso la costa di San Francisco: è un trucco per eludere l’eventuale caccia all’uomo.

Così, Franck Morris, John Anglin e Clarence Anglin scompaiono nella notte.

Non furono mai più ritrovati.

Allen Clayton West passerà il resto della sua vita in prigione.

Cinque giorni dopo la fuga l’FBI di San Francisco riceve una cartolina:

“Ah-Ah, we made it! Franck, John and Clarence”.
(Ce l’abbiamo fatta).poliziotto

Calligrafia e impronte digitali non appartengono a nessuno dei tre.

Ad Angel Island vengono rinvenuti i resti della zattera e alcuni oggetti personali di Clarence Anglin.

L’FBI rilascia una dichiarazione con cui appura che gli evasi sono di certo morti durante l’attraversata, ma la baia, che in genere restituisce i cadaveri dei poveri sventurati dopo circa una settimana, non restituirà mai quelli di Frank, John e Clarence.

Il caso viene definitivamente archiviato diciassette anni più tardi, dopo un’estenuante caccia all’uomo che coinvolge tutti i principali organi locali e federali d’America. I ragazzi sono dichiarati ufficialmente morti.

“Qualunque sia stato il loro destino, i tre detenuti hanno compiuto un’impresa tentata da molti senza successo”. (cronaca del telegiornale dell’epoca tratta dal documentario di History Channel, “Fuga da Alcatraz”, la vera storia”).

alcatraz

Alcatraz

La storia di questi tre uomini è affidata per sempre all’oceano della Baia di San Francisco, unico vero testimone della loro riuscita o disfatta.

Quello su cui tutti concordano, FBI compresa, è la straordinaria ingegnosità utilizzata per compiere quella che, nella storia delle prigioni americane, rimane l’evasione più famosa e geniale mai compiuta. A meno di un anno delle celebre fuga, nel marzo del 1963, la prigione di massima sicurezza altrimenti detta, “La Fortezza”, viene, definitivamente, chiusa.


Soundtrack dell’articolo

Baby Did a Bad Bad Thing,
Chris Isaak, Forever Blue, 1995


Guarda

escape

Escape from Alcatraz , Don Siegel 1979


Bibliografia:

FBI History website
http://web.archive.org/web/20070611113239/www.fbi.gov/page2/june07/alcatraz060807.htm

Alcatraz History
http://www.alcatrazhistory.com/

Frank Morris: Born in D.C., Escaped From Alcatraz, Tom Cochran, HuffPost DC
http://www.huffingtonpost.com/tom-cochran/frank-morris-escape-alcatraz_b_1872290.html

“Alcatraz Prison in American History”, Marilyn Tower Oliver, Berkley Heights

“Alcatraz: Original FBI Files: Interesting FBI Paperwork Involving Cases”, Richard Patricia, ebook
http://books.google.it/books/about/Alcatraz_Original_FBI_Files_Interesting.html?id=vfo1W8LT4NUC&redir_esc=y

“The riddle of the rock, the inside story of the only men to ever escape Alcatraz”, by Deirdre O’Brien, Annette Witheridge, Mirror
http://www.mirror.co.uk/news/real-life-stories/the-riddle-of-the-rock-the-inside-story-of-the-only-869752

“Fuga da Alcatraz”, la vera storia”, History Channel documentary
http://www.documoo.tv/documovie/history-channel/fuga-da-alcatraz-la-vera-storia/#.VPC0_nyG_vU

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