Control, la vita di Ian Curtis e i Joy Division

Ode to Ian Curtis

Control, the movie

Anton Corbijn inizia a scattare fotografie nel 1985. Prevalentemente ritrae artisti come Nick Cave, Tom Waits, John Lee Hooker, Depeche Mode, Joy Division….. eppoi, comincia pure a girare videoclip per i Nirvana, i New Order, i Red Hot Chili Peppers, Jony Mitchell, U2, Metallica ecc ecc..
Ma è soltanto nel 2007 che approda al cinema con Control, il biopic di Ian Curtis, novello Rimbaud del Post-Punk.
È in quest’affresco in bianco e nero dove Sam Riley rende benissimo i moti interiori di Curtis (cantando pure peraltro), Corbijn rende omaggio al suo passato da filmaker di videoclip inserendo pure un segmento delizioso in cui Curtis/Riley percorre il tragitto che dalla sua abitazione lo porta al luogo di lavoro. Accompagnato da “No love lost”, brano acchiappato dal primissimo album dei Joy Division, quello in cui ancora si chiamano Warsaw proprio in onore del brano Warszawa contenuto nell’album di Bowie “Low”, il primo della famosa trilogia berlinese, Corbijn ci offre queste immagini di Curtis che grazie al più assoluto silenzio rende eloquente l’umore di Ian. Cupo e tormentato. Nella biografia di Peter Hook invece viene messo in evidenza anche l’altro lato di Curtis, quello socievole, burlone e cazzaro se vogliamo. Nel film questa parte del leader dei Joy Division invece non emerge.  

Control, the movie

Il lavoro di  Corbijn ci mostra la formazione e la crescita della band, le difficoltà di Ian dovute alla malattia che inizia a svilupparsi con le prime esibizioni del gruppo, l’epilessia fotosensibile, che sollecitata dalle luci strotoscopiche poste in fronte al palco, lo portano ad avere attacchi epilettici sempre più frequenti. Ci mostra il suo tormento solitario, le preoccupazioni non dichiarate, la disperazione scaturita dall’impossibilità, dovute alla malattia,  di aver alcun controllo su se stesso e sugli eventi. Evidenzia il peso di un matrimonio contratto in giovanissima età, l’ascesa del gruppo e l’incontro con un nuovo amore vissuto in modo platonico, ma totale. Tutto ciò porterà il nostro Curtis a compiere il gesto estremo con cui si congederà dal mondo appena poco più che ventenne.


La storia delle Copertine degli album dei Joy Division e il lavoro di Martin Hannett


Control, the movie

Il primo EP con cui debutta la sopracitata band, quello in cui si chiamavano ancora Warsaw, riportava sulla copertina un disegno in bianco e nero raffigurante un membro della gioventù hitleriana e le parole “Joy! Division” riprodotte in scrittura gotica. Inutile dire le polemiche malgrado la giovanissima band non avesse alcuna simpatia per la questione ne interessi nei riguardi del mondo della politica. Così, per l’album successivo, la band si qualifica come Joy Division il cui nome, scelto da Curtis, è tratto dall’opera del ’55 di Ka-Tzetnik, “La casa delle Bambole 135633”. Con “Joy Division” si designava, nei lager nazisti, “le donne prigioniere destinate all’intrattenimento sessuale di soldati tedeschi e prigionieri collaborazionisti”. Ed ora bisognerebbe entrare nella testa di Curtis, ma soprattutto nel suo sentire e allo scopo ci aiutano i testi delle canzoni e ottime biografie recenti.

Per la copertina di quest’album viene scelto direttamente dal libro The Cambridge Encyclopedia of Astronomy, un’immagine che “rappresenta una serie di pulsazioni elettromagnetiche prodotte da una pulsar chiamato CP 1919, cioè la prima pulsar mai scoperta”.

Comunque, la questione del nome della band e la copertina del primo album, portano i Joy Division ad avere un pubblico molto variegato e se da un lato c’erano punkettoni e avanzi di controculture varie, dall’altro si trovavano sti nazi-fascisti con tanto di braccio alzato, tra lo stupore e l’incredulità di Curtis e compagnia bella.

Control, the movie

Martin Hannett, produttore dei Joy e autentico quinto elemento della band, geniale, pazzo, stratosferico come pochi altri, inserisce effetti sonori che riempiono gli spazi tra un suono e l’altro. Ed è questo gioco di amalgama a rendere l’album piu’ accessibile, come se lo stesso Hannett trascinasse l’interiorità di Curtis fuori, nel mondo reale.

I testi criptici, poetici e resi ancor più oscuri dalle tinte sonore cupe, sepolcrali che uniti alla voce baritonale di Curtis, sapientemente dosata dagli effetti di Hannett, avrebbero posto le basi per le successive nuove ondate musicali che si svilupperanno dall’inizio degli anni ’80, ovvero il Dark e la New Wave.

Control, the movie

Il terzo e ultimo album dei Joy, uscito postumo dopo la morte del 23enne Ian, riporta sulla copertina la tomba della famiglia Appiani situata presso il cimitero monumentale di Staglieno a Genova.

Autore delle copertine di Unkonw Pleasure e Close è Peter Saville, art director della Factory Records, il cui lavoro ha influenzato moltitudini di grafici di tutto il mondo.

Ma della band  parlemo ancora, soffermandoci sulla figura di Ian Curtis, di Martin Hannett e della Factory Records fondata da Tony Wilson, l’etichetta discografica indipendente che rilanciò il panorama musicale di Manchester restituendo vita a questo sobborgo decadente che aveva ospitato gli albori della Rivoluzione Industriale.

Leggi anche Uscire dalla crisi economica: Tony Wilson e i Joy Division


Ascolta

Shadowplay, Unkwow Pleasure, JD, 1979

New Daws Fade, Unkwow Pleasure, JD, 1979

Decades, Closer, JD, 1980

24 Hours, Closer, JD, 1980

Heart and Soul, Closer, JD, 1980

 


Guarda

Tratto da Control, ” No love Lost”, Warsaw

Control, Anton Corbijn, 2007


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