Il Teatro della Crudeltà


Il Teatro come Rivoluzione

“Mai come oggi si è parlato tanto di civiltà e di cultura, quando è la vita stessa che ci sfugge. E c’è un strano  parallelismo fra questo franare generalizzato della vita  che è alla base della demoralizzazione attuale e i problemi di una cultura che non ha mai conciso con la vita e che è fatta per dettare legge alla vita. Prima di parlare della cultura voglio rilevare che il mondo ha fame, non si preoccupa della cultura. Solo artificialmente si tende a stornare verso la cultura dei pensieri che si rivolgono verso la fame. La cosa più urgente non mi sembra dunque difendere la cultura cui esistenza non ha mai salvato nessuno dall’ansia di vivere o meglio, di avere fame, ma estrarre da ciò che chiamiamo cultura delle idee la cui forza di vita sia pari  a quella della fame. Abbiamo soprattutto bisogno di vivere e di credere in ciò che ci fa vivere e che qualcosa ci fa vivere. Ciò che proviene dal fondo misterioso di noi stessi non deve continuamente riversarsi su di noi in un travaglio volgarmente digestivo”.


Per Antonin Artaud la rappresentazione teatrale è un’energia. Essa è “la sola arte della vita” . La ricerca di questa energia primaria interesserà tutta l’esperienza intellettuale e corporea del letterato e pertanto, asserire che Antonin Artaud sia solo un drammaturgo o uno scrittore equivarrebbe a sminuire e tradire la portata della sua ricerca. Secondo Artaud, il teatro è l’unico veicolo a disposizione dell’ Arte con cui l’Arte ha modo di approcciarsi alla sua natura divina; è necessario che il linguaggio, espandendosi nello spazio si faccia azione . Le parole, a metà strada tra gesto e pensiero, diventano così corpi reali il cui suono è vita che coinvolge tutti i sensi. Il teatro è la formazione di una realtà effimera ma concreta, ben lontana dall’essere messinscena o finzione, il cui compito diventa quello di scuotere e sconvolgere lo spettatore: il dinamismo interno dello spettacolo dovrà essere in diretta relazione con i tormenti e le afflizioni di tutta la sua vita. Anziché l’osservazione, ciò che verrà chiesto allo spettatore sarà partecipazione emotiva che coinvolga anche i sensi e la carne. Si sarebbe dovuto avere un teatro di “magia” rivolto non allo sguardo o alla mente, ma “agli aspetti più segreti del cuore”. Per fare questo utilizza tutti i mezzi disponibili, dai suoni, alle luci, ai gesti. “L’illusione non si fonderà più sulla verosimiglianza o l’inverosimiglianza dell’azione, ma sulla forza comunicativa e la realtà di tale azione”. Concetti completamente inediti per l’epoca e poiché Artaud “rappresenta il momento in cui la poesia s’incarna nell’uomo”, approcciarsi al suo pensiero significa ascoltare anziché interpretare, soprattutto se consideriamo la natura ostica e complessa delle sue osservazioni. Artaud è “un esempio di tragedia umana vivente, di uomo-teatro, di poesia-uomo”.

Tra il 1926 e il 1929 compone i manifesti che esplicheranno questo suo nuovo modo di intendere l’arte, portando le teorie simboliste e surrealiste al loro limite estremo.  Il teatro “doveva essere liberato dalla sottomissione al testo, così come il corpo dell’attore doveva essere liberato dalla subordinazione della mente”.

La  fama ne raggiunge l’Italia all’inizio degli anni sessanta, proprio mentre la società teatrale si trovava in uno stato di riforma che esigeva cambiamenti. Nelle parole di Artaud, datate trent’anni prima, trova il nuovo modo di operare, rispondendo forte al desiderio di Utopia che intendeva il teatro un’ importante strumento del cambiamento psicologico sociale.  Sia il Living Theatre che Grotowski fanno del pensiero di Artaud il cardine di riferimento.

Il Teatro della Crudeltà

Nel 1932 e nel 1933 Artaud redige i primi due manifesti. Il termine crudeltà non è ciò che comunemente s’intende, ma è “determinismo superiore” ovvero, è  mettere in luce e superare il cuore di tenebra della vita stessa.  Il teatro “deve avere la forza, la violenza e la durezza della peste e al tempo stesso, la magia della peste, in cui tutto può cambiare, rivelando la parte più profonda dell’esistenza”.  La peste diventa dunque un fatto psichico che attraversa un ciclo di “malattia, morte, guarigione e rinascita” e il teatro, un “contagio spirituale”.  Con crudeltà intendeva il portare lo spettatore in una zona scomoda nella quale egli è obbligato ad interrogarsi su se stesso in maniera più profonda rispetto a quanto non faccia durante una messinscena tipica del teatro occidentale. Questa nuova concezione di rappresentazione è specifica del teatro orientale, in questo caso, del teatro balinese, da cui Artaud si sentì fortemente ispirato: “Artaud vide e immaginò una ricerca dell’anima, una ricerca interiore, cioè esseri in preda alla fantasia, in preda alla forza dello spirito che alla fine accoltellano se stessi, ma senza morire, senza uccidersi. Compiono un atto estremo in nome di una realtà che non è quella del mondo terreno. Un teatro che non è fatto di imitazione della realtà, un teatro che va molto oltre la realtà, cercando un dialogo con qualcosa di trascendente”. Nello specifico, lo spettacolo del teatro balinese fatto di canto, di danza, di pantomima e pochissimo del teatro psicologico così come lo si intende in occidente, riporta il teatro ad un piano di creazione pura, in una prospettiva di allucinazione e di sgomento: “è molto significativo, per esempio, che la prima composizione che compone uno spettacolo e che ci fa assistere alla rimostranze di un padre verso la figlia ribelle alle tradizioni, inizi con una processione di fantasmi, o se si preferisce, che i personaggi, uomini e donne, che serviranno allo svolgimento di un tema drammatico o famigliare ci appaiano in un primo momento, nella loro condizione spettrale, siano cioè visti in quella prospettiva di allucinazione che è tipica di ogni personaggio teatrale”. Il dramma non si sviluppa come conflitto di sentimenti, ma come conflitto di posizioni spirituali. Attraverso i gesti, i canti e le grida improvvise si sprigiona il senso di un nuovo linguaggio fisico basato sui segni e non più sulle parole.  C’è del cerimoniale e del religioso che estirpa dallo spirito di chi assiste qualunque idea di simulazione della realtà.

Il Teatro degli Orrori

Band alternative rock di epoca recente il cui nome è direttamente ispirato al pensiero di Artaud. Capovilla, frontman del gruppo, legge “Il Teatro e il suo doppio” all’università. E ne rimane affascinato: “scoprii il principio del teatro della crudeltà, che segna il passaggio dal teatro di prosa al teatro di scena, per cui bisogna liberare la parola dalla prigionia del piombo, dell’inchiostro che la incatena alla pagina scritta del libro per riportarla sul palcoscenico. Ciò che avviene sul palcoscenico non è finto, è «più reale del reale» e chi assiste allo spettacolo, lo diceva lo stesso Artaud, se ne deve andare sconvolto”.  Ed è esattamente quello che succede ai loro concerti.

(Approfondimento sulla band shortly)


Ascolta

Majakovskij, Il Teatro degli Orrori, A Sangue Freddo, 2009
Poesia in musica: All’amato me stesso, Majakovskij, 1916
Unofficial video/nella clip: Vincent,  primo cortometraggio di Tim Burton, 1982


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