La Factory Records: storia di un’etichetta discografica indipendente


Anarchy in U.K.


Peter Saville, Tony Wilson, Alan Erasmus

Se in “Uscire dalla crisi economica: Tony Wilson e i Joy Division”  accennavamo alla situazione di Manchester , ora vediamo invece come è stato possibile questa specie di “rinascimento” inglese post-punk.

Il  4 giugno 1976 è una data storica per il mondo della musica. Siamo a Manchester e i Sex Pistols suonano per la prima volta. In sala ci sono solo 42 spettatori, ma fra quelle persone ci sono le persone giuste.

Howard Devoto e  Pete Shelly  avevano organizzato la serata e da poco avevano fondato i Buzzcocks.

C’erano Bernard Sumner e Peter Hook  che allora si chiamano Stiff  Kittens e che sarebbero diventati i Warsaw, futuri Joy Division.

C’era Mick Hucknall, che a metà degli anni ’80 avrebbe fondato i Simple Red.

C’era Martin Hannett, produttore discografico che avrebbe creato il suono dei Joy Division e che avrebbe collaborato in seguito con artisti tipo i Psychelelic Furs, John Cooper Clarck, gli Happy Mondays, l’Orchestral Maneuvers in the Dark, i Colonna Durutti, i New Order, gli Stone Roses, gli U2.

Peter Saville

E poi c’era lui,  Tony Wilson, che all’epoca lavorava per la Granada TV, l’emittente televisiva di Manchester. Tony presentava il programma musicale “So it goes” (dal ’76 al ’77)  e nell’abbottonatissima Inghilterra, era l’unico programma a mandare in onda i gruppi punk : dai Pistols a Siouxsie and the Banshees, da Iggy Pop ai Jam, dagli Strangles ai Clash. Con l’esplosione della New Wave erano nate band strepitose e  il 26enne Tony si stava accorgendo che Manchester era in ritardo rispetto al fenomeno.

Così, in collaborazione con il manager musicale Alan Erasmus decide di aprire il “Factory Club”, locale ideato per la promozione degli artisti del territorio. Avvalendosi del prezioso talento di Martin Hannett e di Peter Saville, grafico dedicato alla creazione dei flyers delle serate  e delle copertine degli album poi, lancia una vera e propria industria discografica che sarebbe culminata con l’inaugurazione della Factory Records, la più importante etichetta indipendente inglese negli anni che vanno dal 1978 al 1992. Agli artisti viene data massima libertà creativa e la casa discografica si rifiuta di avanzare richieste sui diritti, che apparterranno agli artisti stessi. In molti addetti ai lavori reputano questa decisione controproducente per la vita stessa dell’etichetta, ma in quel momento a Tony non interessava arricchirsi.  Quello che voleva era produrre arte innovativa ed entrare direttamente nella storia, o meglio, nella leggenda perché ciò che lo muoveva era l’amore nei confronti della sua città e della sua etichetta.

Martin Hannett

Il primo lavoro promosso con la Factory Records è stato un EP contenente i pezzi di tutte le band che suonavo al Factory ma che ancora non avevano un contratto. Qui entra in opera il talento di Martin Hannett, il quale lavoro meriterà un articolo a parte. Il primo album che uscirà con l’etichetta Factory Records  sotto la produzione  di Martin invece è stato proprio Unknown Pleasure dei Joy Division. Il risultato è ottimo, talmente tanto che permetterà a Tony di creare immediatamente un vero e proprio business. Business al quale contribuiranno in egual misura tutti i protagonisti di questa storia, tra i quali ricordiamo anche Rob Gretton, che da disc jockey di un locale che mandava musica soul, aveva invece l’anima votata al punk e improvvisandosi manager dei Joy Division rivelò un’innata inclinazione per gli affari dimostrandosi fondamentale per la crescita della band.

Ed è proprio sua l’idea di trasformare, nel 1982, il Factory Club nella Hacienda, nuovo locale da cui grossi DJ di fama mondiale hanno mosso i primi passi. L’Hacienda chiuse nel 1997, a seguito della bancarotta subita dalla Factory Records e a seguito dei mancati profitti del locale, il quale teneva i prezzi d’ingresso troppo bassi puntando invece alla consumazione delle bevande che in molti clienti dirottavano, grazie all’avvento della cocaina e delle droghe sintetiche. A contribuire al fallimento della Factory Records è stata anche la produzione del loro ultimo album, quello con gli Happy Mondays, i quali pretesero vacanze alle Barbados e ogni genere di vizio capitale, naturalmente, a spese dell’etichetta.

Rob Gretton

Il sogno era finito? Non credo proprio. Tony Wilson, ragazzo di Salford laureato a Cambridge, che amava citare Yeats , Scott Fitzgerald, Plutarco, William Blake, era stato a capo della nuova Resistenza e aveva restituito linfa a una città durante il periodo in cui la Tatcher inneggiava al consumismo, aveva dato vita al Manchester Sound che oltre alle già sopracitate band, avrebbe generato negli anni a seguire, in ordine sparso, gli Smith, gli Stone Roses, i Pulp, i Blur, gli Oasis, Inspiral Carpets, Northside, The Fall…….

La Factory Records è stata una squadra fortissima, una squadra che mossa dall’energia del punk e dall’amore per la propria città è entrata a tutti gli effetti nella storia della musica. E nella leggenda.  Proprio come voleva Tony.

 


Ascolta

There Is a Light That Never Goes Out, The Queen is dead, The Smiths, 1986

I wanna be adoraded, The Stone Roses, The Stone Roses, 1989

Sackville, Life, Inspiral Carpet, 1990

Girls and Boys, Parklife, Blur, 1994

Mile end, Different Class, Pulp, 1995

 


Guarda

24 Hours Party People, Michael Winterbottom, 2002 presentato al festival di Cannes, a metà tra la verità e la leggenda, tra simbolico e letterale

 


Bibliografia

https://www.imdb.com/title/tt0274309/

http://www.factoryrecords.net/

https://www.fredperry.com/subculture/article-20-manchester-bands-you-need-to-hear-now

https://noisey.vice.com/en_uk/article/rq7evr/one-drunk-night-interviewing-tony-wilson

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